di Paola Parigi
In questa stagione di riforme, il primo passo verso la liberalizzazione delle professioni intellettuali è stato compiuto con l’abolizione delle tariffe professionali minime e massime. Sul mercato protetto, garantito da tariffe legali, era già intervenuta la legge Bersani, che ha abolito i minimi vincolanti. Ora, dopo le manovre dello scorso anno, in particolare con il Dl 1/2012, è saltato qualsiasi riferimento alle tariffe.
Al loro posto i parametri, per le parcelle di notai, avvocati, commercialisti, ingegneri e architetti, soccorreranno il giudice quando debba decidere della congruità di una parcella professionale e/o liquidare a favore di una parte le spese di una causa.
Le novità hanno portato a uno smarrimento iniziale, particolarmente grave per gli avvocati, per i quali le tariffe – oltre che garanzia di riconoscimento dei propri compensi – costituivano anche uno strumento di lavoro, dal momento che numerose procedure imponevano di ricorrervi, come le esecuzioni forzate.
Con i nuovi parametri questo aspetto del problema dovrebbe essere risolto, ma resta aperta la questione su quale sia il comportamento più adeguato per un professionista nel redigere un preventivo da sottoporre all’approvazione del cliente e se questo preventivo – non obbligatorio se non richiesto – possa essere considerato invece una buona prassi cui ricorrere in ogni caso.
Per numerose categorie professionali e per gli studi di maggiori dimensioni, questa pratica è assolutamente normale. Da tempo i professionisti si confrontano con una clientela più preparata e consapevole, ma soprattutto con un mercato molto concor- renziale, e non possono esimersi dal fornire informazioni sui costi delle proprie prestazioni.
Il preventivo è invece meno diffuso tra gli avvocati e, in particolare, negli studi, per così dire, più tradizionali e tradizionalisti che invece, abituati a barcamenarsi con incarichi per processi non sempre di agile soluzione, per tempi che possono dilatarsi oltre ogni più pessimistica previsione, avevano fatto un modus vivendi della “elasticità” di tariffe e liquidazioni.
Tutto sommato il preventivo controfirmato è un vero e proprio contratto di incarico professionale e, come tale, presenta alcuni indubbi vantaggi:
La principale difficoltà che il preventivo comporta è rappresentata, invece, dalla determinazione del compenso e dei costi in anticipo rispetto all’esecuzione della prestazione. Spesso è molto difficile prevedere per attività di natura complessa e procedure dall’andamento incerto quale sarà il tempo da dedicare, quali le complessità da affrontare e quanto necessario l’intervento di altri professionisti ad adiuvandum, come consulenti o periti.
Tuttavia, secondo il decreto legge 1/2012, il professionista deve «rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico».
Il preventivo potrà quindi determinare il prezzo finale della prestazione, ma anche limitarsi a fornire gli elementi che ne consentiranno la determinazione al momento della sua liquidazione.
Nei casi in cui la predeterminazione sia particolarmente difficile, il prezzo non potrà non essere indicato in tutte le sue parti al momento dell’incarico, ma potrà essere legato all’effettiva attività o a variabili, a fronte di una descrizione chiara e inequivocabile di un meccanismo di calcolo.
Ultimo aspetto positivo della prassi di emettere e far approvare un preventivo dal cliente – ma non per questo meno apprezzabile – è l’impatto che esso avrà sul controllo di gestione dello studio. Più l’attività sarà scandita da incassi certi e predeterminati, più facile sarà la gestione degli acconti con il cliente e quindi dei flussi di cassa del professionista che, di conseguenza, avrà maggiori certezze e subirà una minore aleatorietà del credito “amico”, cioè del credito nei confronti dalla parte assistita.
Nella gestione di un piccolo come di un grande studio, il controllo del budget è una attività strategica che spesso viene sottovalutata. L’abitudine a emettere preventivi costringerà anche i professionisti a tenerla in maggior conto.