da “Gestire lo studio”, la rubrica di Paola Parigi su Il Sole 24 Ore.
Lo studio professionale è anche un datore di lavoro come dimostrano le cifre sviluppate dal comparto in termini occupazionali ed economici. Il volume d’affari complessivo generato dai liberi professionisti è pari a 196 miliardi di euro e il peso economico delle professioni si posiziona tra il 14,9% e il 15,1% del Pil del Paese (Rapporto Cresme, «Il valore sociale delle professioni intellettuali», commissionato dal Comitato unitario professioni, novembre 2010).
L’occupazione diretta negli studi professionali riguarda 2,1 milioni di iscritti agli albi e genera poco meno di 3,95 milioni di posti di lavoro, pari al 15,9% dell’occupazione complessiva del paese, con l’8,5% di occupazione diretta e l’8,7% nell’indotto, suddivisi tra circa un milione di dipendenti degli studi professionali (308mila professionisti e 690mila non professionisti), oltre a 1,15 milioni di occupati nell’indotto allargato.
La formazione, l’aggiornamento e la riqualificazione dei dipendenti e dei collaboratori è dunque un investimento strategico: l’ignoranza costa cara e nessuno meglio di un libero professionista sa quale sia il prezzo del tempo impiegato a correggere gli errori altrui o a pagare lo stipendio per un impiegato improduttivo. Gli studi professionali tuttavia non sempre si fanno carico di provvedere dei bisogni formativi dei propri dipendenti in maniera sistematica. Per questa ragione sono sempre più apprezzate le esperienze di formazione finanziata anche nel comparto professionale, come ad esempio quella di Fondoprofessioni, ente paritetico promosso da Confprofessioni e gestito con i firmatari del Ccnl degli studi professionali.
Il meccanismo è semplice: lo studio che versa i contributi Inps in favore dei propri dipendenti, si iscrive al Fondo mediante l’indicazione della semplice apposizione della sigla «FPRO» sulla denuncia di flusso mensile Uniemens e successivamente provvede, insieme ad altri studi o grazie alle associazioni di categoria, a organizzare progetti e piani formativi su materie di interesse comune cui parteciperanno gli impiegati in orario di lavoro, ovvero a richiedere il parziale rimborso di corsi organizzati da scuole di formazione e acquistati direttamente. L’adesione comporta la destinazione al Fondo stesso di una piccola parte delle ritenute Inps versate per i dipendenti pari allo 0,30% del monte salari, senza alcuna aggiunta per l’iscrizione o qualsivoglia ricarico.
Gli studi di commercialisti aderenti a Fondoprofessioni sono 8.701 con 25.474 dipendenti, i consulenti del lavoro sono rappresentati da 766 studi con 2.939 dipendenti, mentre gli studi legali e notarili sono 4.601 pari a circa 13.000 dipendenti. Negli studi professionali sono impiegate in stragrande maggioranza donne. La maggior parte entra nel settore per rimanerci a lungo, poiché acquisisce competenze così peculiari che saranno rivendibili perlopiù all’interno del comparto.
Assunte come assistenti o come contabili in uno studio, non potranno aspettarsi molto in termini di carriera o di crescita personale e professionale, a meno che lo studio non si impegni a fornire loro un continuo percorso di aggiornamento e di formazione, consentendo uno sviluppo anche in termini di mansioni e responsabilità.
«Rendere possibile e accrescere l’attività formativa di qualità negli studi professionali: questo è il nostro obiettivo», dichiara Franco Valente, direttore di Fondoprofessioni, «con l’erogazione diretta di contributi economici finalizzati, il Fondo costituisce uno strumento concreto ed efficace per la crescita qualitativa degli operatori, degli studi e del comparto stesso, facendo la sua parte per la realizzazione di percorsi di crescita e riqualificazione».
Il funzionamento del Fondo, in concreto, parte dalle esigenze dei dipendenti che, una volta individuata nei cataloghi offerti dal mercato della formazione la proposta che fa al caso loro e risponde al proprio bisogno di competenze, possono chiedere, in accordo col datore di lavoro, il supporto economico di Fondoprofessioni e vedersi garantito, a conclusione del percorso, un contributo pari all’80% di quanto speso nell’acquisto dei corsi. «Analogamente – continua Franco Valente – gli studi professionali possono presentare richiesta di contributo per i corsi attivati in favore dei propri dipendenti direttamente o tramite le Associazioni che li rappresentano, e vedono così riconosciute e finanziate le proprie iniziative seminariali e di aggiornamento».