da “Gestire lo studio”, la rubrica di Paola Parigi su Il Sole 24 Ore.
Posta elettronica certificata, firma digitale, fattura e archiviazione ottica. L’informatica, attraverso questi e altri strumenti sempre più raffinati, sta ridisegnando la struttura e il funzionamento degli studi professionali. L’Italia, almeno su questo fronte regge bene il confronto con l’evoluzione che sta interessando le realtà professionali degli altri paesi.
Ma se gli effetti della rivoluzione informatica sono ormai sotto gli occhi di tutti e dei relativi vantaggi sta beneficiando, negli ultimi anni, l’intera comunità professionale, non bisogna dimenticare che si è trattato di un movimento lungo e tortuoso. Dagli albori dell’office automation si è progredito spesso tra insuccessi e costanti aggiustamenti.
Il ricorso all’informatica nelle strutture professionali italiane, per esempio, ha avuto un illustre antenato, negli anni ’80, nell’ambito della consulenza legale e fiscale, rappresentato dall’«automa infortunistico», un modello computerizzato che automatizzava la liquidazione del danno patrimoniale da sinistro stradale. Oggi le più complicate operazioni di calcolo sono confluite nei programmi per le dichiarazioni dei redditi o nei gestionali paghe.
Lo scadenzario e il repertorio della clientela elettronica, la parcellazione automatica, la legalizzazione di contratti conclusi online attraverso la firma digitale permeano la vita dei professionisti del diritto. Gli studi legali più avanzati utilizzano poi sistemi di controllo di gestione e di knowledge management per la condivisione della conoscenza sia tra i membri dello studio sia con i clienti, ai quali sono in grado di fornire piattaforme telematiche di comunicazione (pratiche virtuali) e una notevole varietà di prodotti online (newsletter, newsgroup, formazione a distanza eccetera). Inoltre, già da molti anni, la “produzione automatica” ha semplificato la redazione di atti notarili e consentito una più agevole gestione della pianificazione fiscale e delle procedure di recupero del credito o le check list “intelligenti” per la revisione contabile.
Mentre la progettazione e la realizzazione di opere industriali o urbanistiche non può ormai prescindere dalla “visualizzazione” informatica, come sa chiunque abbia messo piede in uno studio di ingegneri o architetti. Del resto, di nuove applicazioni digitali alle attività professionali se ne presentano e prospettano quotidianamente. Per gli avvocati, per esempio, è alle porte la nascita del cosiddetto processo telematico. Una nuova frontiera che consentirà uno snellimento dei procedimenti e una riduzione dei tempi delle cause. Ma che potrebbe comportare anche un radicale cambiamento nel costume dei legali obbligati sempre meno a frequentare la aule dei tribunali e a concentrare la propria attività all’interno degli uffici.
Se queste sono le aspettative, c’è da sottolineare tuttavia, come la sperimentazione in alcuni tribunali delle tecnologie informatiche e della gestione dei fascioli online sia ancora lontana dalla conclusione. Ancora più futuribile, ma non per questo meno interessante, è il tentativo di applicare l’intelligenza artificiale alla soluzione delle controversie legali. In passato le esperienze di questo genere si sono rivelate deludenti. Ma il dibattito sull’argomento si sta riproponendo con rinnovato slancio. In Italia, gli studi in materia sono sviluppati dal comitato scientifico di «I-Lex», una rivista online nata in seno alla facoltà di economia dell’Università di Pescara (www.ilex.it). Inoltre, il Dipartimento di statistica dell’Università di Firenze, finanziato dalla Regione Toscana, ha messo a punto un programma per l’elaborazione su base Istat dell’assegno di mantenimento.
Un’esperienza, questa, già concretizzata e ampliata in Australia con il lancio di un programma elaborato da A. Stranieri e J. Zeleznikow che arriva a gestire la complicata fase di costruzione di un accordo di divorzio. Il sistema, che significativamente si chiama «Split-up» consente all’avvocato di ottenere rapidamente, immettendo nel computer le risposte che ciascuna delle parti fornisce a una serie di domande (elaborate sulla base di una enorme casistica preesistente vagliata da esperti), il più valido accordo possibile per i coniugi, in termini di “soddisfazione matematica” delle loro aspettative. Ciò che si può ragionevolmente prevedere, a questo punto, è che il mondo professionale sarà sempre più pervaso dalle tecnologie digitali e dall’informatica e dovrà fare i conti con un surplus di formazione se vorrà sfruttare appieno tutte le potenzialità di questi sviluppi.