Il distanziamento e il lavoro da remoto hanno fatto impennare tutta l’attività di ricerca e di erogazione dei servizi sul web, con l’effetto di marginalizzare chi sul web non c’è o c’è ma non è attivo in maniera corretta.
Dotarsi di un sito, strutturarne la parte dinamica (blog), affrontare la programmazione editoriale, gestirla anche sulle propaggini Social (pagina e profilo LinkedIn e Facebook, canale YouTube, Podcast, etc.), non è più un’opzione, ma una attività che deve essere strutturata in tutti gli studi legali.
Per ottimizzare la propria presenza e raggiungere gli obiettivi di comunicazione occorre rendersi visibili, migliorare o rafforzare la propria reputazione online, raggiungere direttamente clienti attuali e potenziali con i propri messaggi.
Le tecniche per riuscirci vengono diversamente interpretate da avvocati giovani o meno giovani, così come da consulenti di comunicazione più o meno esperti.
Alcuni minimizzano gli aspetti editoriali a favore di quelli tecnici (investimenti in contenuti a pagamento su Google, in gergo google advertising).
L’esperienza ci ha insegnato che nel medio lungo periodo quello che in gergo si chiama «engagement organico» sia ancora lo strumento migliore nel settore di servizi professionali e in particolare in quello dei servizi fiduciari, quali sono quelli forniti dagli studi legali. Probabilmente questa affermazione non vale per chi produce e commercializza prodotti, ma certamente ha un senso per chi eroga servizi e soprattutto servizi delicati e altamente personalizzati come quelli legali.
Stimolare la condivisione, contare i “like”, verificare quante visite al sito derivano da un post sui Social Network, se per una azienda non rappresenta una indicazione così utile, per un avvocato o uno studio legale ha invece ancora importanza.
I contenuti sponsorizzati su internet sono probabilmente accettabili deontologicamente (in quanto sono una forma pubblicità), ma lo sono meno dal punto di vista culturale.
Nei casi in cui il brand debba affermarsi o abbia bisogno di riaffermarsi, può avere senso sponsorizzare i contenuti dello studio sui Social media e su Google, altrimenti no.
Alcuni dei casi in cui un contenuto sponsorizzato è utile sono:
Negli altri casi, i clienti che vedono contenuti “sponsorizzati” da uno studio legale, non ne ricevono una buona impressione.
Il marketing dei servizi è, come si è detto, reputazionale e tutto quello che non fa «buona impressione» è da evitare con cura.
Il web premia il lavoro di pianificazione, di analisi delle tendenze, di continuo, lento e costante condivisione sul sito e sui social di contenuti testuali e multimediali.
Nel tempo, infatti, si produce l’effetto di:
In questo caso, come in molti altri, conta molto di più la costanza nell’esercizio di comunicazione che non l’ammontare dell’investimento pubblicitario.
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