A pagina 15 de Il Sole 24 Ore di oggi, lunedì 7 settembre 2026, un contributo a firma di Paola Parigi e Clara Lovati.
Si parla come sempre di comunicazione e marketing digitali, nello specifico di Adv e sponsorizzazioni.
Per decenni, l’idea che un professionista facesse pubblicità era considerata indecorosa. La réclame era dei commercianti, mentre l’asimmetria informativa, la distanza linguistica e sociale con il cliente confermavano la credibilità del professionista.
Il web ha ribaltato la percezione del valore di un servizio o di uno studio. Oggi, il professionista che vuole costruire una presenza online efficace e corretta ha a disposizione un ampio arsenale di marketing, di cui la promozione è una leva eventuale che va gestita entro i confini deontologici.
Dal decreto Bersani del 2006 in poi, sulla carta sono stati aboliti i divieti che impedivano ai professionisti di fare pubblicità, comunicando titoli, specializzazioni, caratteristiche del servizio e prezzi delle prestazioni. Gli Ordini hanno però posto limiti formali e sostanziali di veridicità e trasparenza dei messaggi. Tuttavia, alcuni confini sono stati minati dalla realtà fatta di social network, recensioni sui motori di ricerca, awards e advertising online.
Le linee di fondo della deontologia professionale sono convergenti tra le categorie. La comunicazione è ammessa, purché veritiera, non ingannevole, non comparativa e rispettosa del decoro. I nomi dei clienti sono riservati per molte categorie, anche con il loro consenso. Non ci si può vantare di aver vinto una causa, ma si può ricevere un premio per averlo fatto e gli award sono a loro modo pubblicità istituzionalizzata e accettata. Si può gestire un blog, condividere contenuti sui social, ma i messaggi che invitano esplicitamente al contatto restano sempre al limite.